WiFi libero – cosa è cambiato nel 2012

Come noto, a fine dicembre 2011, il decreto Milleproroghe (pubblicato in Gazzetta Ufficiale del d.l. n. 216 del 29 dicembre 2011) non ha riportato la ormai consueta proroga dell’art. 7 del Decreto Pisanu, meglio conosciuto come “decreto anti-wifi”.

Nonostante un’iniziale aspettativa che tutto sarebbe rimasto invariato a causa dell’annunciata proroga al 31 dicembre 2012, il testo finale ha sorpreso tutti, desistendo dal riproporre la limitazione al wifi libero che durava sin dal 2005.

A questo punto sarà utile fornire un chiarimento circa l’attuale situazione in cui si troverà ad operare chiunque metta a disposizione del pubblico servizi internet, gli adempimenti ancora in vigore, le differenze con l’impianto precedente e soprattutto evidenziando la differenza fra ciò che è imposto agli Internet Service Provider e ciò che è richiesto ai pubblici esercizi.

Fino al 31 dicembre 2010 tutti coloro che mettevano a disposizione servizi internet – sia come attvità primaria (Internet Point) o accessoria (bar, hotel, ecc.) – erano obbligati a chiedere la licenza al Questore. Inoltre, i titolari o i gestori avevano l’obbligo di richiedere i dati anagrafici di ogni utente che effettuava l’accesso in rete (identificazione) e a tenere traccia dei dati di traffico utilizzato (i c.d. log). Queste misure erano state messe in atto dal legislatore italiano nel 2005 – con il decreto Pisanu, appunto – per scongiurare episodi di terrorismo e criminalità in generale.

Dopo 5 anni, il Milleproroghe 2010 (d.l 225/2010, in vigore dal 1° gennaio 2011), ha dato poi una prima ed importante scossa per avviare il processo verso un wifi libero. Con questo provvedimento, infatti, venne innanzitutto modificato il comma 1 dell’art. 7, imponendo l’obbligo di richiesta di licenza al Questore solo a quei soggetti che mettevano a disposizione del pubblico apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche “come attività principale” (ad es. Internet Point), escludendo così quegli esercizi che si limitavano a fornire una o più postazioni per l’accesso internet ai propri clienti (ad es. bar, alberghi, ecc.), in via accessoria rispetto all’attività principale.

Inoltre, cosa ancora più rilevante, con l’abrogazione dei successivi commi 4 e 5, cadde definitivamente l’obbligo di identificazione attraverso l’acquisizione di dati anagrafici dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.

Questa quindi la situazione fino al dicembre scorso. Cosa succede dal 2012 con l’entrata in vigore del Milleproroghe 2011?

In primo luogo, va ricordato che l’attuale mancato rinnovo, come anche le abrogazioni operate dal Milleproroghe del 2010 avevano ad oggetto esclusivamente l’art. 7 del d.l. 144/2005, solo quella parte, quindi, che si riferisce ai pubblici esercizi che forniscono servizi di telefonia e internet (in altre parole gli Internet Point). Per quanto riguarda invece le altre disposizioni contenute nel decreto Pisanu, non avevano subito variazioni allora come non ne hanno subite oggi con il Milleproroghe 2011.

Di conseguenza possiamo affermare che gli esercenti, sia che svolgano l’attività di fornitura del servizio come attività principale (Internet Point), sia che forniscano postazioni per la connessione ad internet dei propri clienti (bar, hotel, ecc.) come servizio meramente accessorio, non hanno più alcun obbligo di identificazione relativamente al Decreto Pisanu. Ciò però non vuol dire che va a decadere l’obbligo di autorizzazione alla fornitura del servizio. L’art. 25 del Codice delle comunicazioni elettroniche, infatti, impone a coloro che intendono fornire al pubblico il servizio di telecomunicazione mediante l’utilizzo di collegamenti diretti o commutati alla rete pubblica di dotarsi di un’autorizzazione generale. Pertanto, l’esercente dovrà operare attraverso un fornitore del servizio dotato di autorizzazione ministeriale (ISP-WISP).

Per quanto riguarda l’autenticazione degli utenti, come detto poc’anzi, gli esercenti che scelgano di svolgere questo servizio avvalendosi di un ISP, non dovranno più preoccuparsene, ma per questi ultimi il discorso è diverso. Essi, infatti, – pur essendo venuto meno l’art. 7 del Decreto Pisanu – continueranno a dover rispettare le norme del Codice della Privacy ed in particolare dell’art. 132 che impone l’obbligo di conservare i dati di traffico dei propri clienti (12 mesi per il traffico telematico e 24 per quello telefonico), quei dati cioè sottoposti a trattamento ai fini della trasmissione di una comunicazione su rete di comunicazione elettronica o della relativa fatturazione.

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