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Regolamento Privacy UE: gli ultimi accordi del 2015 segnano la strada della nuova normativa europea

La settimana che sta per concludersi è stata senza dubbio la più densa di impegni e decisioni sul Regolamento Privacy UE.

Le istituzioni europee, infatti, dopo l’ultima sessione affrontata sul tema del Safe Harbour lo scorso ottobre, hanno raggiunto due importanti accordi sul Regolamento in materia di Data Protection (General Data Protection Regulation) e la Direttiva: martedì 15 dicembre è stata la volta dei negoziati interistituzionali fra Commissione, Parlamento e Consiglio, mentre ieri, giovedì 17, è stato discusso e approvato il testo dal LIBE, il Comitato Libertà civili, Giustizia e Affari interni del Parlamento Europeo.

Con queste importanti decisioni è stato messo a punto il testo che dovrà essere poi votato nella prima metà del 2016 dal Consiglio e dal Parlamento in seduta plenaria (probabilmente fra marzo e aprile) e che sarà applicabile dagli Stati membri entro 2 anni.

Come è noto la riforma in questione andrà a sostituire la precedente normativa in materia di Privacy, risalente al lontano 1995, quando internet era ancora agli albori, con l’obiettivo di dare ai cittadini maggiore controllo riguardo ai dati personali, soprattutto in un mondo ormai digitalizzato in cui social media, on line banking e trasferimenti di dati a livello globale sono una realtà quotidiana.

Oltre ai cittadini, la riforma mira anche a dare certezze al mondo delle imprese, attraverso una regolamentazione trasversale fra i 28 paesi. Nonostante però gli intenti positivi del legislatore, gli interessi coinvolti sono enormi e hanno smosso i giganti dell’economia digitale globale come Facebook, Gogle, Amazon. Dal 2012, anno in cui venne licenziato la proposta di Regolamento dalla Commissione, ad oggi, possiamo affermare che questa riforma sia passata alla storia come uno dei testi più emendati in assoluto. L’azione di lobby ha superato qualsiasi previsione. “Si narra” che la Camera di Commercio degli Stati Uniti volesse fare a pezzi la proposta di regolamento e per questo abbia installato a Bruxelles un team dei 50 più forti lobbisti al fine di influenza i legislatori a favore dei big come Amazon o Facebook!

Ad ogni modo, nonostante la necessità del provvedimento e dei numerosi punti validi, vi sono ancora aspetti critici che non possono essere sottovalutati.
Primo fra tutti il fatto che non si sia riusciti ad includere nella riforma la direttiva relativa alla privacy nelle comunicazioni elettroniche (Direttiva 2002/58/CE). La materia, infatti, continuerà ad essere trattata separatamente, con il rischio di creare una asimmetria legislativa preoccupante.

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