Diritto all’oblio online, passare ai fatti non sarà una passeggiata

Il 13 maggio scorso la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha pronunciato una clamorosa sentenza contro Google destinata a suscitare scalpore e far parlare di sè soprattutto in vista del futuro Regolamento europeo sulla protezione dei dati al momento in fase di approvazione.

La sentenza mira a dare interpretazione ad alcune norme della direttiva europea 95/46/CE sulla protezione dei dati personali, in relazione alla richiesta di un cittadino spagnolo circa la possibilità di veder cancellata una notizia apparsa su un quotidiano spagnolo dalle pagine del motore di ricerca Google centrando a pieno il noto dibattito sul cosiddetto “diritto all’oblio sul web”, ossia sul diritto dell’interessato “a che l’informazione in questione riguardante la sua persona non venga più collegata al suo nome da un elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome, senza per questo che la constatazione di un diritto siffatto presupponga che l’inclusione dell’informazione in questione in tale elenco arrechi un pregiudizio a detto interessato”.

Senza voler entrare nel merito della questione, ormai nota agli addetti ai lavori, si rilevano alcuni aspetti della sentenza che meritano un approfondimento, in particolare per quanto riguarda l’ambito di applicazione della normativa europea ed anche rispetto alla procedura da attuare per richiedere la rimozione dei contenuti al motore di ricerca.

Continua a leggere l’articolo sul Corriere delle Comunicazioni.

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