Il “Decreto Fare” e le misure per il settore TLC

Il 22 giugno è entrato in vigore il d.l. 69/2013 che contiene, fra le altre, importanti innovazioni per il settore delle telecomunicazioni. A partire dalla definitiva abrogazione del Patentino installatori sino alla liberalizzazione del WI FI. Nonostante gli entusiasmi iniziali – in fondo trattasi di misure sulle quali le voci degli operatori sono state spesso e per troppo tempo inascoltate – ci si deve chiedere se il provvedimento, così come lo troviamo nel suo testo definitivo (almeno fino alla legge di conversione) sia adeguato agli interessi del settore e non contenga invece elementi che potrebbero ancor di più creare confusione normativa in perfetto stile italico!

Il cuore delle disposizioni di cui sopra è contenuto interamente nell’art. 10 del decreto, il cui testo è composto dai seguenti 3 commi.

Art. 10 Liberalizzazione dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica

1. L’offerta di accesso ad internet al pubblico è libera e non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento (MAC address).

2. La registrazione della traccia delle sessioni, ove non associata all’identità dell’utilizzatore, non costituisce trattamento di dati personali e non richiede adempimenti giuridici. Se l’offerta di accesso ad internet non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore, non trovano applicazione l’articolo 25 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155.

3. Al decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 2 è soppresso;
b) all’articolo 3 il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Il decreto del Ministro delle poste e telecomunicazioni 23 maggio 1992, n. 314, è abrogato.».

Passiamo così ad analizzare punto per punto.

Il comma 1) ci dice che gli operatori di telecomunicazioni non sono più tenuti ad effettuare alcuna forma di identificazione dell’utente che si collega ad internet. Ciò ci appare già in contrasto con il comunicato stampa del Governo che invece faceva riferimento esclusivamente alla liberalizzazione del WI FI. Nel testo dell’articolo, sia nel comma 1 che nel comma 2, non si fa, invece, alcun riferimento specifico al WI FI, fatto che ci deve far propendere per una liberalizzazione di tutte le connessioni ad internet, sia fisse che mobili.

Sempre nel comma 1) poi, si legge che l’unico adempimento a carico dell’operatore sia la tracciabilità del MAC Address, nonostante sia chiara la pericolosità di detta operazione a causa della facile modificabilità dello stesso. E di contro non si specificano le sanzioni e le concrete responsabilità di una mancata tracciabilità a carico degli ISP lasciando come al solito forti interrogativi e lacune.

Al comma 2) si esclude l’applicazione dell’art. 25 del Codice delle comunicazioni elettroniche (Autorizzazioni generali) e l’art. 7 del c.d. Decreto Pisanu (Internet Point) quando l’offerta dell’accesso ad internet non costituisce l’attività prevalente del gestore.
Se partiamo dalle premesse, e cioè dal fatto che si voleva liberalizzare l’accesso WI FI per tutti quei soggetti che non sono operatori di telecomunicazioni o fornitori di servizi di comunicazione elettronica, il riferimento specifico al WI FI sarebbe d’obbligo.

Pertanto, a fronte di una abolizione degli obblighi di identificazione per tutti, la decadenza dagli obblighi di autorizzazione generale varrebbe solo per chi fornisce connettività non in maniera prevalente rispetto alla sua attività.

Tutto ciò sembra davvero poco chiaro, anche perché i bar e gli alberghi già prima del Decreto Fare non dovevano avere essi stessi un’Autorizzazione generale per fornire l’accesso ad internet, ma doveva essere necessariamente posseduta dagli ISP che fornivano la connettività al bar o all’albergo. E allora dove sta la novità?

Il comma 3) introduce, invece una importante svolta: il, speriamo definitivo, abbandono dell’idea del Patentino installatori introdotto con il d.lgs 198/2010 che sino ad oggi, in mancanza di un Regolamento ad hoc mai varato rimetteva la materia nelle mani del D.M. 314 del 1992, a più di 20’anni di tecnologia fa!

Prima del Decreto Fare, infatti, il vecchio impianto legislativo rendeva illegale la maggior parte delle reti di computer private, obbligando i singoli cittadini a rivolgersi a installatori “patentati” per collegare il proprio router Adsl ai computer a casa o in azienda, con il rischio in caso contrario di incorrere in sanzioni da 15mila euro a 150mila euro.

A questo punto, non ci resta altro che attendere le chiarificazioni dello Sviluppo economico rispetto alle criticità evidenziate e che potranno essere comodamente introdotte in fase di conversione.

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